Staffolo è profondamente legata al vino fin dalle sue origini, fatte risalire al mito di Staffilo.

Il poeta sanverinate Francesco Panfilo (1480-1542), che soggiornò a Staffolo una prima volta dal1529 al 1530 come segretario della Comunità , poi dal 1533 al 1534 come insegnante, scrisse che il paese fu fondato dai compagni di  Staffilo, l’inventore del vino.

Per capire chi fosse Staffilo bisogna andare indietro nel tempo: egli era infatti, niente di meno che, il figliolo di Arianna, quella del labirinto!

La leggenda narra che Arianna, figlia di Minosse, re di Creta, si innamorò dell’ateniese Teseo e lo aiutò ad uscire dal labirinto dovere era entrato per uccidere il Minotauro. Abbandonata da Teseo, Arianna si rifugiò, col figlioletto Staffilo, nell’isola di Nasso.  Crescendo Staffilo fu assunto dal re dell’Etolia, Oeneo, come Pastore. Le sue pecore brucavano di preferenza certe dolci bacche, dette “uva”, dopodiché belavano allegramente. Staffilo curioso, iniziò a spremere quelle bacche e ottenne il vino.

Il Dio Bacco passando da quelle parti, assaggiò la nuova bevanda e, gradendo assai, comandò che nei sacrifici gli si offrisse solo vino.

Ormai cresciuto Staffilo decise di vedere il mondo. Si unì ai “Pelasci” e sbarcò alle foci del Po’ da cui venne scacciato. Ridiscese quindi l’Adriatico e si fermò alla foce dell’Esino e, stanco di viaggiare, divenne sacerdote di templi pagani.  I suoi compagni, invece, si incamminarono verso gli appennini e raggiunsero un ridente colle dell’entroterra marchigiano dove piantarono la vite.  Là sorse Staffolo e li da tempo si sorseggia lo Sthaphilus….